Tether rafforza la propria presenza nel settore della finanza digitale stringendo un accordo con la Banca Nazionale del Kazakistan e con l’Autorità della città di Alatau. Le tre parti hanno firmato un memorandum d’intesa per studiare nuovi modelli di utilizzo delle stablecoin, sviluppare progetti di tokenizzazione e valutare la creazione di una stablecoin legata al tenge, la valuta nazionale kazaka. L’intesa non equivale ancora al lancio di un nuovo token, ma apre la strada a sperimentazioni che potrebbero avere un peso rilevante nello sviluppo dell’infrastruttura finanziaria digitale del Paese.
Il progetto prevede innanzitutto lo studio dei principali modelli internazionali di emissione delle stablecoin. L’obiettivo sarà capire quali soluzioni possano essere adattate al sistema finanziario locale e quali casi d’uso possano offrire benefici concreti a cittadini, imprese e istituzioni. Una delle ipotesi più interessanti riguarda proprio una stablecoin ancorata al tenge, che potrebbe diventare uno strumento digitale per pagamenti, trasferimenti e regolamenti su blockchain mantenendo un riferimento diretto alla moneta nazionale.
La collaborazione va però oltre il tema delle stablecoin. Un altro punto centrale riguarda la tokenizzazione degli asset reali, cioè la possibilità di rappresentare su blockchain beni, strumenti finanziari o altri diritti economici attraverso token digitali. Il Kazakistan vuole individuare le categorie di asset più adatte a questo processo e costruire un modello capace di integrare tecnologia, regolamentazione e infrastrutture finanziarie esistenti.
In questo percorso potrebbe avere un ruolo Hadron by Tether, la piattaforma sviluppata dalla società per l’emissione e la gestione di asset tokenizzati. Hadron è progettata per trasformare diversi tipi di attività in strumenti digitali registrati su blockchain, includendo azioni, obbligazioni, materie prime, fondi e altri asset. La piattaforma integra inoltre strumenti per la verifica dell’identità, la conformità normativa, la gestione delle emissioni e il monitoraggio delle operazioni, elementi indispensabili quando la tokenizzazione viene applicata a mercati regolamentati o a infrastrutture di interesse pubblico.
La città di Alatau dovrebbe diventare il principale laboratorio per queste sperimentazioni. L’area è stata pensata come polo di innovazione, tecnologia e sviluppo fintech e dispone di un regime speciale destinato a favorire nuovi modelli economici e digitali. Secondo le informazioni diffuse sul progetto, entro la fine del 2026 potrebbero essere sperimentate iniziative di tokenizzazione per un valore complessivo fino a 60 milioni di dollari. I primi test potrebbero riguardare asset reali, strumenti finanziari o altre attività selezionate insieme dalle autorità e dai partner tecnologici.
L’accordo prevede anche una forte componente formativa. Tether, la banca centrale e le autorità di Alatau intendono organizzare seminari e programmi dedicati ai funzionari pubblici e agli specialisti del settore finanziario. I temi comprenderanno la gestione delle riserve delle stablecoin, i modelli di emissione, le tecnologie a registro distribuito e le modalità con cui gli asset reali possono essere trasferiti su blockchain mantenendo trasparenza e controllo.
Per il Kazakistan si tratta di un ulteriore passo in una strategia che negli ultimi anni ha progressivamente avvicinato il Paese agli asset digitali. La banca centrale ha già lavorato allo sviluppo del tenge digitale e nel 2025 era stato avviato anche un progetto pilota per una stablecoin denominata nella valuta nazionale. La nuova collaborazione con Tether amplia questa direzione e aggiunge il tema della tokenizzazione su scala più strutturata.
La portata dell’accordo è soprattutto strategica. Non è ancora stata annunciata una data di lancio per la nuova stablecoin, né sono stati definiti blockchain, struttura delle riserve o soggetto emittente. Tuttavia, l’ingresso diretto di Tether in un progetto sviluppato insieme alla banca centrale mostra come stablecoin e asset tokenizzati stiano uscendo dalla sola economia crypto per entrare nelle strategie finanziarie nazionali. Il Kazakistan prova così a costruire un modello ibrido in cui moneta tradizionale, blockchain e strumenti digitali possano convivere all’interno dello stesso sistema.
Rain, società specializzata nei pagamenti in stablecoin, ha presentato domanda all’Office of the Comptroller of the Currency, l’autorità statunitense che supervisiona le banche nazionali, per ottenere una licenza bancaria federale di tipo trust. Se approvata, la nuova struttura si chiamerà TheRain National Trust e avrà sede a New York. L’obiettivo è portare sotto una supervisione federale diretta attività che oggi dipendono in larga parte da banche e intermediari terzi, soprattutto la custodia di asset digitali, la gestione delle riserve delle stablecoin e le operazioni di emissione e rimborso dei token ancorati al dollaro.
Secondo CoinDesk, Rain è la dodicesima società crypto ad aver intrapreso questo percorso, entrando in una corsa sempre più intensa verso le licenze bancarie nazionali a scopo limitato. Negli ultimi mesi numerose imprese legate alle criptovalute hanno cercato un riconoscimento diretto dall’OCC, puntando a rafforzare la propria posizione nel sistema finanziario americano. Tra i nomi che hanno già ricevuto approvazioni figurano operatori come Circle, Ripple, BitGo, Fidelity e Paxos. Circle ha poi ottenuto nel luglio 2026 l’approvazione finale per la propria banca fiduciaria federale, confermando che il percorso regolamentare sta diventando una delle principali vie di integrazione tra finanza tradizionale e infrastrutture digitali.
Il progetto di Rain ha però caratteristiche precise. TheRain National Trust non sarebbe una banca commerciale tradizionale. Non raccoglierebbe depositi dai consumatori, non concederebbe prestiti commerciali e non offrirebbe normali conti correnti al pubblico. Non sarebbe inoltre coperta dall’assicurazione federale FDIC, che negli Stati Uniti protegge i depositi bancari entro determinati limiti. La sua attività sarebbe concentrata sui servizi fiduciari e di custodia destinati soprattutto alla clientela istituzionale.
La società punta in particolare a controllare direttamente alcuni passaggi fondamentali della propria infrastruttura. La banca potrebbe custodire dollari e asset digitali, amministrare le riserve utilizzate dagli emittenti autorizzati di stablecoin ed effettuare l’emissione e il rimborso di token garantiti dal dollaro. Gli asset detenuti per conto dei clienti dovrebbero inoltre essere separati dal patrimonio proprio della banca, una distinzione importante sotto il profilo della tutela patrimoniale e della gestione del rischio.
Per Rain il vantaggio strategico è evidente. Ridurre la dipendenza dalle banche partner significa avere maggiore controllo sulle operazioni, sui tempi di regolamento e sulla gestione delle riserve. Nel mercato delle stablecoin, dove la capacità di trasformare rapidamente token digitali in dollari e viceversa è essenziale, disporre di un’infrastruttura bancaria propria può diventare un importante fattore competitivo.
Il percorso, tuttavia, incontra una forte opposizione da parte di una parte del sistema bancario americano. L’Independent Community Bankers of America, organizzazione che rappresenta numerose banche locali, ha recentemente avviato un’azione legale contro l’OCC. Al centro della contestazione c’è la possibilità che società crypto ottengano licenze nazionali di tipo trust senza svolgere le attività tipiche delle banche commerciali. Secondo i critici, questa formula potrebbe attribuire vantaggi propri del sistema bancario senza imporre gli stessi obblighi previsti per gli istituti che raccolgono depositi ed erogano credito.
L’OCC sostiene invece la possibilità di concedere charter nazionali a soggetti specializzati nelle attività fiduciaria e di custodia. Nel 2026 l’autorità ha anche chiarito le regole applicabili alle banche nazionali limitate alle operazioni di trust, mentre il numero delle domande relative alle attività digitali è cresciuto rapidamente. Più della metà delle nuove richieste ricevute dall’autorità negli ultimi diciotto mesi comprende infatti qualche forma di attività collegata agli asset digitali.
La domanda di Rain resta ora soggetta all’esame dell’OCC e a un periodo di consultazione pubblica. Il confronto va però oltre il singolo caso. In gioco c’è il modello con cui stablecoin e società crypto potranno entrare stabilmente nel sistema bancario statunitense. Se la strada dei national trust charter continuerà ad allargarsi, il confine tra operatori digitali e istituzioni finanziarie regolamentate potrebbe diventare sempre più sottile.
Robinhood Chain sta diventando uno dei casi più sorprendenti della finanza decentralizzata nel 2026. La blockchain lanciata da Robinhood il 1° luglio come rete Layer 2 costruita su Arbitrum ha registrato una crescita molto rapida, ma il dato più interessante riguarda Uniswap. Nel solo mese di settembre il protocollo decentralizzato avrebbe generato circa 7,8 milioni di dollari in commissioni di protocollo grazie all’attività sviluppata sulla nuova rete.
La cifra rappresenta oltre la metà delle entrate mensili complessive di Uniswap nello stesso periodo e mostra quanto velocemente Robinhood Chain sia diventata importante per il principale exchange decentralizzato del settore. Secondo i dati riportati sul mercato, tra il 1° e il 23 settembre la rete avrebbe prodotto oltre 50 milioni di dollari in commissioni di transazione, con giornate nelle quali i ricavi hanno raggiunto livelli eccezionalmente elevati.
La ragione principale è legata alla combinazione tra forti volumi di scambio e struttura delle commissioni. Su Robinhood Chain gran parte delle operazioni passa attraverso i pool di liquidità di Uniswap. Il 1° settembre, per esempio, circa 1,75 miliardi di dollari dei quasi 1,95 miliardi movimentati sulla blockchain sarebbero transitati attraverso il protocollo. Una quota molto elevata che trasforma Uniswap in una componente essenziale dell’infrastruttura finanziaria della rete.
Anche il livello delle commissioni applicate contribuisce al risultato. L’incidenza media generata dagli swap su Robinhood Chain risulta superiore a quella osservata complessivamente sulle altre implementazioni di Uniswap. Ciò significa che, a parità di volume negoziato, la nuova blockchain può produrre maggiori entrate per il protocollo e alimentare più rapidamente il meccanismo economico collegato al token UNI.
Questo aspetto è diventato particolarmente importante dopo l’approvazione della proposta di governance UNIfication. Il nuovo modello ha attivato commissioni di protocollo su diverse versioni e reti di Uniswap e ha collegato una parte dei ricavi a un sistema di riduzione dell’offerta di UNI. Le commissioni accumulate vengono infatti indirizzate verso contratti dedicati e possono essere recuperate attraverso un processo che comporta la distruzione di token UNI.
In termini semplici, una maggiore attività economica sul protocollo può quindi tradursi in una maggiore quantità di UNI rimossa dalla circolazione. È un cambiamento importante rispetto al passato, perché crea un collegamento più diretto tra utilizzo effettivo di Uniswap e dinamica economica del suo token. L’espansione di Robinhood Chain assume così un valore che va oltre il semplice aumento dei volumi.
La rete di Robinhood è stata progettata anche per sostenere la tokenizzazione di asset reali e applicazioni finanziarie decentralizzate. L’obiettivo della società è costruire un’infrastruttura capace di collegare strumenti della finanza tradizionale e mercati blockchain, consentendo agli utenti di utilizzare prodotti tokenizzati all’interno di un ambiente compatibile con la DeFi.
La crescita iniziale è stata notevole. A poche settimane dal lancio Robinhood Chain aveva già attirato centinaia di milioni di dollari di valore bloccato e gestito decine di milioni di transazioni. All’inizio di ottobre il valore complessivo depositato sulla rete avrebbe superato il miliardo di dollari.
Resta però da capire quanto dei risultati registrati a settembre sia sostenibile. Le commissioni medie per transazione sono diminuite fortemente nel corso del mese, mentre i volumi sono rimasti elevati. Il mercato dovrà quindi verificare se Robinhood Chain continuerà a generare entrate eccezionali per Uniswap oppure se settembre rappresenterà un picco legato alla fase iniziale della rete.
In ogni caso, il fenomeno mostra una tendenza ormai evidente. Le piattaforme nate nella finanza tradizionale stanno costruendo infrastrutture blockchain proprie, mentre protocolli decentralizzati come Uniswap diventano componenti operative di questi nuovi ecosistemi. La convergenza tra broker, tokenizzazione e DeFi potrebbe essere uno dei principali motori della prossima fase dei mercati digitali e modificare profondamente il modo di scambiare valore.
GSR, attiva nel trading e nel market making di criptovalute, ha deciso di investire fino a 100 milioni di dollari in Hare, una nuova iniziativa dedicata al credito onchain. Il progetto nasce insieme a Turtle, piattaforma specializzata nella distribuzione della liquidità, e punta a creare vault capaci di mettere al lavoro stablecoin e asset tokenizzati attraverso strategie di prestito e rendimento basate su blockchain.
L’operazione rappresenta un passaggio significativo per il settore perché sposta l’attenzione dal semplice scambio di criptovalute alla gestione attiva del capitale digitale. I vault onchain sono strutture costruite attraverso smart contract nelle quali gli investitori depositano determinati asset. Il capitale viene poi allocato secondo strategie definite, per esempio nei mercati di lending decentralizzato, con l’obiettivo di generare rendimento. In questo modo una stablecoin, un token rappresentativo dell’oro o un’altra attività digitale possono diventare strumenti produttivi invece di restare fermi in un wallet.
GSR metterà a disposizione il proprio capitale soprattutto attraverso una linea di credito pluriennale. Una parte delle risorse sarà utilizzata come liquidità iniziale nei prodotti di Hare. Il meccanismo permette ai nuovi vault di partire con una dotazione già disponibile prima dell’arrivo degli investitori esterni. Per gli operatori istituzionali questo può rappresentare un elemento di maggiore credibilità, dal momento che il soggetto che sostiene il progetto espone direttamente capitale all’interno delle stesse strutture utilizzate dal mercato.
I primi prodotti previsti saranno basati su Aave, un protocollo di lending della finanza decentralizzata. Hare USD Earn sarà progettato per accogliere le principali stablecoin ancorate al dollaro, riunendole in un unico vault destinato a strategie di rendimento. Hare Gold Earn sarà invece rivolto ai possessori di oro tokenizzato emesso da Paxos, in particolare PAXG e PAXGy, con la collaborazione di Paxos Labs. L’obiettivo è consentire anche a un asset tradizionalmente difensivo come l’oro di essere utilizzato in strategie finanziarie onchain.
Il progetto si inserisce in una tendenza più ampia. Con la crescita della tokenizzazione, quote di fondi, obbligazioni, materie prime e altre attività finanziarie vengono progressivamente rappresentate su blockchain. Di conseguenza aumenta la domanda di infrastrutture capaci non soltanto di custodire o trasferire questi strumenti, ma anche di utilizzarli come garanzia, inserirli nei mercati del credito o integrarli in strategie di rendimento. Secondo i dati citati da CoinDesk, a luglio circa 8,6 miliardi di dollari risultavano già distribuiti in 788 vault selezionati.
La competizione sta crescendo. Two Prime ha recentemente sviluppato un vault dedicato al lending in bitcoin con un sostegno iniziale di 10 milioni di dollari, mentre Galaxy Digital ha lanciato Galaxy Curator, una piattaforma costruita su Morpho e destinata anche ai clienti istituzionali di Fireblocks. Il mercato dei vault comincia quindi ad attirare società strutturate, operatori professionali e capitali sempre più rilevanti.
Hare vuole differenziarsi concentrandosi soprattutto sul credito. Questo significa valutare non soltanto il rendimento potenziale delle strategie, ma anche la qualità delle garanzie, l’affidabilità delle controparti e il comportamento delle posizioni in condizioni di forte stress dei mercati. È un approccio che avvicina la DeFi ai criteri della finanza professionale, dove la gestione del rischio è importante quanto la ricerca del rendimento.
La scelta di GSR mostra quindi come il prossimo sviluppo della finanza digitale possa giocarsi sempre meno sulla semplice compravendita di token e sempre più sulla costruzione di mercati del credito su blockchain. Stablecoin, oro tokenizzato e altri asset digitali stanno diventando componenti di un’infrastruttura finanziaria nella quale liquidità, rendimento e rischio vengono programmati attraverso smart contract. La scommessa da 100 milioni di dollari su Hare indica che, per grandi operatori crypto, il credito onchain non è più un esperimento marginale ma uno dei possibili pilastri della finanza istituzionale del futuro.
OKX rafforza il proprio peso nel settore globale degli asset digitali attirando nuovi investitori di primo piano. L’exchange ha annunciato un nuovo investimento strategico che vede entrare nel capitale Circle, Ripple, SC Ventures, il braccio di investimento di Standard Chartered, e Qube Research & Technologies. L’operazione attribuisce alla società una valutazione pre-money di 25 miliardi di dollari, confermando lo stesso livello già raggiunto nel precedente round di marzo.
Il nuovo finanziamento rappresenta l’estensione dell’operazione guidata da Intercontinental Exchange, la società proprietaria del New York Stock Exchange, che nei mesi scorsi aveva investito circa 200 milioni di dollari in OKX. L’importo della nuova tranche non è stato comunicato, ma il dato più significativo riguarda la qualità degli investitori coinvolti e il ruolo che ciascuno di essi svolge nell’infrastruttura finanziaria legata agli asset digitali.
Circle è l’emittente di USDC, una delle principali stablecoin ancorate al dollaro. Ripple opera da anni nel settore dei pagamenti digitali, della liquidità e delle soluzioni blockchain, mentre SC Ventures rappresenta il collegamento diretto con Standard Chartered, uno dei maggiori gruppi bancari internazionali. Qube Research & Technologies porta invece nel progetto competenze legate al trading quantitativo, alla gestione degli investimenti e alla liquidità istituzionale.
La presenza simultanea di operatori crypto e finanziari tradizionali suggerisce inoltre che il capitale raccolto serva soprattutto ad accelerare integrazioni, prodotti istituzionali e servizi regolamentati su scala internazionale.
L’operazione mostra come OKX stia cercando di evolvere oltre il modello tradizionale di exchange di criptovalute. L’obiettivo è costruire una piattaforma finanziaria più ampia, capace di integrare trading, pagamenti, stablecoin, custodia istituzionale e tokenizzazione degli asset reali. Una strategia che punta a collegare il mondo crypto con le strutture della finanza tradizionale, creando servizi utilizzabili sia dagli investitori retail sia dagli operatori professionali.
Un tassello importante di questa trasformazione riguarda il rapporto con BlackRock e Standard Chartered. Nel 2026 le tre società hanno sviluppato un sistema che consente agli investitori qualificati di utilizzare BUIDL, il fondo tokenizzato di BlackRock basato su titoli del Tesoro statunitense, come garanzia nelle attività di trading su OKX. Gli asset possono essere custoditi fuori dall’exchange presso Standard Chartered, riducendo il rischio operativo legato alla concentrazione dei fondi sulla piattaforma.
OKX sta inoltre lavorando con Intercontinental Exchange alla creazione di un’infrastruttura per la negoziazione continua di azioni statunitensi tokenizzate. La joint venture OKXICE ha presentato alla Securities and Exchange Commission una richiesta per sviluppare una piattaforma attiva ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette, sfruttando il nuovo quadro sperimentale introdotto dalla SEC per i titoli azionari rappresentati su blockchain.
Il rafforzamento della società arriva però dopo una fase complessa sul fronte normativo. Nel febbraio 2025 un’entità collegata a OKX si è dichiarata colpevole negli Stati Uniti di aver gestito un’attività di trasferimento di denaro senza le necessarie autorizzazioni e ha accettato sanzioni e confische superiori a 504 milioni di dollari. Da allora il gruppo ha cercato di rafforzare la propria struttura di conformità e il rapporto con le istituzioni finanziarie regolamentate.
La nuova compagine di investitori può quindi essere letta anche come un segnale di fiducia nella trasformazione del modello industriale di OKX. Il mercato degli asset digitali sta entrando in una fase nella quale exchange, banche, gestori patrimoniali, emittenti di stablecoin e infrastrutture blockchain tendono sempre più a convergere.
La valutazione di 25 miliardi di dollari assume così un significato che va oltre il semplice valore attribuito alla società. Indica la crescente importanza delle piattaforme capaci di collegare criptovalute e mercati tradizionali. Se questa strategia proseguirà, OKX potrebbe diventare non soltanto un luogo per comprare e vendere token, ma uno dei nodi centrali della nuova infrastruttura finanziaria digitale globale.